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Dal 27 marzo al 18 aprile Palazzo Portigiani, in via De' Rondinelli, ospita, con il patrocinio del Comune di Firenze, una rassegna dedicata a Giacomo Manzù.
In mostra sette statue bronzee tra le più famose realizzate dall'artista nella sua lunga carriera:
"David" (1938)
"Bambina seduta" (1938)
"Grande ritratto di Signora" (1946)
"Busto Signora Lampugnani" (1946)
"Passo di danza - 1 " (1948)
"Passo di danza" - 2" (1948)
"Tre Cardinali seduti" (1948)
Le opere sono gentilmente concesse dalla Famiglia Lampugnani con la quale, negli anni '40 e '50, lo scultore ha avuto un rapporto privilegiato.
L'incontro con Alice Lampugnani, avvenuto nel 1946, ha infatti segnato l'inizio di uno dei periodi più prolifici della carriera di Manzù, durante il quale l'artista ha realizzato circa 200 tra disegni e sculture aventi come protagonista e musa ispiratrice proprio la Signora.
Un ricordo dell'epoca ci arriva direttamente dalle parole di Arrigo Lampugnani Nigri, figlio della signora Alice:
"Subito dopo la guerra, nel '46, con Milano piena di macerie e i musei chiusi e semi distrutti, il prof. Pacchioni, allora Sovrintendente ai monumenti, aveva deciso di organizzare una mostra con quadri, molto importanti, prelevati dai rifugi, per dimostrare che Milano era ancora viva. Per questo voleva "sequestrare" tutto un piano del palazzo, in corso Venezia di fronte ai giardini, dove allora abitavamo (poi ti racconto di questa grande casa dove ho vissuto per quindici anni). Un grande litigio con mia madre, l'inizio di una lunga amicizia, e un compromesso: la mostra aperta per tre pomeriggi alla settimana, il personale di custodia fornito da noi (non ho mai più potuto osservare tanti capolavori per tanto tempo e da solo: una iniziazione meravigliosa). E Pacchioni, al desiderio di mia madre di commissionare un ritratto alla mia sorellina Carla, portò Manzù, che fece il ritratto a Carla, una terracotta con tutti i suoi riccioloni, e poi incominciò a disegnare mia madre. Quasi duecento disegni. Poi molti ritratti, in bronzo e cera, sino al "Grande ritratto di Signora" (di questo ne fece tre o quattro versioni, poi distrutte). Manzù allora aveva uno studio nella via privata Frascati, e poco denaro. Gli diedi qualche lira per pagare una bolletta della luce: a Natale mi regalò un bellissimo, piccolo Cristo in bronzo. E poi un lungo periodo, non continuativo, nostro ospite a San Remo, dove mia madre stava ristrutturando - oggi si direbbe - e arredando una grande villa. Manzù se ne occupò a fondo. Dai fermaporte - foglie di vite, tartarughe ricci - a venti lampioni scolpiti con tralci di vite, da un pozzo in marmo rosa con tre brocche di bronzo inghirlandate di rami d'ulivo, all'altalena per la mia sorellina Annabella, dai cancelli della villa al disegno della recinzione, dai tavoli di bronzo e di legno alla panchetta di fronte al telefono. Molte lettere di Manzù a mia madre, di quel periodo, testimoniano la loro amicizia e stima reciproca (per Natale del… Manzù regalò alla mamma la prima versione di un grande bassorilievo in bronzo, una prima idea per la porta di S. Pietro a Roma, con un biglietto "Come lei si merita"). Poi mia madre morì, Manzù si trasferì a Roma. Non lo incontrai per lunghi anni. A Milano infine, per la grande mostra a Palazzo Reale, alla quale prestai molte opere, ci incontrammo e ci abbracciammo, con qualche reciproca lacrima. Pensavo di avere una quantità di notizie interessanti da dirti su Manzù. Mi sa che sia quasi tutto qui."
Grazie alla collaborazione con la Famiglia Lampugnani Nigri, quindi una nuova occasione per Carismi di sostenere l'arte ricordando un'artista che molto ha regalato all'arte italiana e al mondo.
Per gli interessati la mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 (ad esclusione del 3-4-5 aprile).
Giacomo Manzù - CENNI BIOGRAFICI |